Oggi cade il 40° anniversario della uccisione di Robert Kennedy

Oggi cade il 40° anniversario della uccisione di Robert Kennedy, un uomo politico che è stato fonte di ispirazione, insieme al fratello John Fitzgerald, per la sua generazione e per quelle a seguire.

Con il fratello ha condiviso una fine drammatica culminata nell’assassinio ad opera del giovane palestinese Sirhan Bishara Sirhan, che non vedeva di buon occhio il sostegno americano ad Israele durante la Guerra dei Sei Giorni. 

Quello di Bobby Kennedy, dopo John Fitzgerald Kennedy e Martin Luther King jr, fu il terzo assassinio di alto profilo negli Stati Uniti in un arco di tempo durato circa un decennio caratterizzato da grandi trasformazioni sociali ma anche da molta violenza politica. Le rivolte razziali, a lungo represse, erano all’ordine del giorno e R.F.K. sembrò a tantissimi l’uomo giusto che avrebbe potuto far uscire dal buio la nazione. Era al fianco dei poveri, sosteneva i diritti civili, l’attivismo della classe operaia ed era contro la guerra in Vietnam.

Noi della Lista Civica Quinzano ci ispiriamo alla sua figura politica di portatore di un ideale di unificazione e di convivenza civile, del rispetto degli uni per gli altri.

In questo anniversario vogliamo ricordare il suo discorso pronunciato il 18 marzo del 1968 presso l’Università del Kansas. Un discorso nel quale evidenziava, tra l’altro, l’inadeguatezza del PIL come indicatore del benessere delle nazioni economicamente sviluppate.

Tre mesi dopo veniva ucciso durante la sua campagna elettorale che lo avrebbe probabilmente portato a divenire Presidente degli Stati Uniti d’America.

Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana. Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.